Il dopo Conte a Taranto non parla di soluzioni per l’ex Ilva

Si riduce l’occupazione e aumentano i rischi

Registriamo due eventi nel giro di poche ore che non possono che destare grande preoccupazione per chi ha veramente a cuore le sorti di operai e cittadini coinvolti nelle vicende dell’acciaieria di Taranto. Da un lato il gestore annuncia la fermata dell’ acciaieria nr. 1, con conseguente incremento del già significativo numero di addetti in cassa integrazione, dall’altro un ennesimo grave incidente, pare ben tre esplosioni in un convertitore dell’acciaieria nr. 2, quella che ora dovrà marciare a pieno regime per compensare la chiusura dell’altro impianto.

Due notizie drammaticamente collegate tra loro. Ancora una volta solo la buona sorte ha fatto sì che non si registrassero conseguenze per i lavoratori. Ma fino a quando si potrà fare affidamento al caso? Va detto, per onore di verità, che le responsabilità per le attuali condizioni dello stabilimento siderurgico non possono addebitarsi all’attuale gestore che ha ereditato una situazione incancrenita dopo ben 8 anni di gestione commissariale. Ci chiediamo a cosa siano servite le due sortite del premier Conte a Taranto che, peraltro, si dice voglia tornarci a breve. Meglio per tutti a questo punto se resti a Roma e magari provi a trovare soluzioni per risolvere concretamente la vertenza ex Ilva, garantendo occupazione, sicurezza, tutela della salute, senza dimenticare la drammatica situazione delle aziende dell’indotto. Temiamo che queste soluzioni non verranno, ma almeno ci risparmi ulteriori messe in scena.

 

On.le Gianfranco Chiarelli

Esecutivo Regionale

 

Taranto, 23 gennaio 2020